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Questo Blog... è una fan fiction con ambientazione ad Hogwarts, ma senza tanti peli sulla lingua...
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utente anonimo in Capitolo Sessantotto
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  venerdì, 15 febbraio 2008 // Capitolo settantuno
SilverSlytherin • 21:05 in : 71 settantunesimo Suonare. Non esisteva altro in quei giorni per Doors. Aveva in mente, passo dopo passo, i gradini da salire per ascendere al proprio obbiettivo e terminare la missione dell'ordine era al primo posto in quel senso. Avrebbe chiuso qualsiasi debito nei confronti dell'Ordine della Fenice, sebbene fosse in un certo senso l'associazione a doverle anni e anni di soprusi e abusi della sua persona. "Per un bene più grande" pensava Doors, nella sua ira, ricordando quante volte Silente l'aveva indotta al tradimento e alla vendita gratuita del proprio corpo, per ottenere informazioni e portare l'ordine più vicino alla sconfitta di Colui che Non deve essere Nominato. Anche in quel momento, la rabbia che le scavava dentro, usciva in forma di musica melodiosa dalle sue labbra, avvolgendo la Camera dei Segreti di un'atmosfera affascinante ed opprimente per chi la stava creando. Il gruppo la seguiva senza perdere una battuta, con un'armonia che perfino i Glamshine avevano avuto nei loro concerti migliori. Blaise riusciva ormai a tenere il tempo con Serenase alla batteria, Christ completava il suono e lo rendeva vibrante, la chitarra e la voce di Doors rendevano la musica un qualcosa di potente e di vivo. Dall'altro lato della scena, Il professor Astrid, accompagnato per l'occasione da Piton, e il di lei fratello Alistair, ascoltavano con aria critica le composizioni pronti a interromperli per qualunque errore o disaccordo; un occhio lo buttavano anche ai ragazzi ignaramente reclutati per essere sottoposti all'incantesimo della melodia. Il gruppetto eterogeneo di ragazzi ascoltava rapito, muovendosi al ritmo della musica, cercando di ripetere le strofe che Doors cantava con tutta se stessa, esultando ogni volta che il crescendo saliva sempre di più. Erano sul punto di terminare quando lo sguardo di Doors venne attratto da una figura alta e snella che entrava nella piccola e intima sala, avvicinandosi al Professor Piton. Il nuovo arrivato si girò immediatamente a cercare lei con lo sguardo, poco dopo aver salutato il superiore, e ci fu come un'intesa tra loro. La musica vibrava, inondava i ragazzi inebriati e colpiva anche chi cercava di restare indifferente, quasi si apriva una breccia anche in coloro che si erano già protetti con controincantesimi. Doors, il vestito svolazzante di rosso, i capelli verdi che le ricadevano disordinati sulle spalle sottili, cantò ancora più forte: e gli occhi di lui, ironici e orlati di folte ciglia, ricambiavano seguendo i suoi ovunque andassero. Quando la musica si concluse i ragazzi, ancora agitati dall'emozione, cercarono di parlare col gruppo, chiedendo altri pezzi e glorificandoli, ma i musicisti si ritirarono stremati nei camerini improvvisati. Appena il pubblico si calmò, un'atmosfera di placida condiscendenza si diffuse tra loro, e gli inquisitori verificarono come fosse facile estorcerli segreti e pensieri, così come poco dopo la loro memoria era del tutto cancellata. Una mezz'oretta dopo, Draco Malfoy aveva scoperto le beghe di Hogwarts al completo così come Piton avrebbe pensato bene a punire alcuni crimini da sempre irrisolti, mentre gli studenti ignari giacevano nel sonno incantato sui divani. Doors era rimasta per ultima nei camerini, ancora inselvatica e desiderosa di solitudine, aveva finito di lavarsi in una sauna improvvisata nelle fauci del vecchio basilisco, che creavano perfino una scenografica cascata. Indossava un semplice abito nero, i capelli ancora umidi e il viso stanco e struccato; quando rientrò vestita nella sala, Malfoy era ancora li. "Pensavo che avresti sfruttato la tua gloria per divertiti con questi ragazzini" l'apostrofò lui, con tono basso, come per non far sentire le provocazioni agli altri dell'ordine, poco lontani. Lo sguardo che lei gli rivolse era inaspettatamente placido per i loro standard. "Si cresce nella vita Malfoy... potresti prendere esempio". Il ragazzo, nonostante lo sguardo sorpreso, ebbe un moto di stizza e di riflesso lei si portò le mani al viso, contorto in una smorfia di dolore. "Io... scusa..." mormorò lui, avvicinandosi e poggiandole una mano sui fianchi, come a sostenerla. "Tranquillo... non devi scusarti per ciò che provi". Doors lo scostò da se, bruscamente, e nascose il proprio viso: gli occhi erano lucidi e le guance arrossate. Draco la lasciò andare, rimanendo solo e tormentato dai dubbi di come ogni volta quello strano rapporto si evolvesse in tutte le direzioni tranne che in quella che aveva desiderato. E il giorno dopo, finalmente, la fine dell'anno avrebbe portato loro l'agognato compito e forse la conclusione di tanti tormenti. commenti
    lunedì, 11 febbraio 2008 // Capitolo settanta
SilverSlytherin • 22:21 in : 70 settantesimo Al ritorno ad Hogwarts, nella luce pallida dell'alba, Doors si sentiva più rasserenata: aveva, dentro di se, come preso una direzione nuova. Stanca di mentire a se stessa, stanca di abbandonarsi ai piacevoli vizi obliatori del dolore, stanca di avere paura di affrontare il futuro... avrebbe cercato di non guardare più indietro con tanta tristezza, ma di accettare ciò che era stato. Lasciò che Alistair la superasse, per conferire come suo solito con i professori dell'ordine, e si ritrovò sull'orlo del lago, come le era capitato il giorno prima. Afferrò una manciata di ciuffi d'erba, folti e verdissimi, e se li porto al naso per annusarli. Stava per riprendere il sentiero per la scuola, quando vide arrivare da lontano una figura a lei ormai fin troppo nota. Harry la salutò con la mano, anche se ancora distante un centinaio di metri, e per un attimo lei sentì di nuovo la tentazione di cedere a un più facile abbraccio, qualche languido bacio, una carezza su quel viso e la promessa di un futuro cedevole e malleabile. Un profondo sospiro, e poi sollevò gli occhi verso di lui, lo sguardo amareggiato. "Doors, sei sparita da ieri..." mormorò Harry, continuando a sorriderle e avvicinandosi pericolosamente a lei. La ragazza trasformò l'abbraccio di lui prendendogli gentilmente le mani nelle sue, e sorridendogli piano. "Harry, scusa se sono andata via senza dirti niente. Avevo molto a cui pensare". Lui rimase in silenzio a guardarla, e ancora una volta lei ebbe quasi paura ad andare avanti, ad affrontare se stessa e i suoi sbagli irrimediabili. "Mi dispiace anche... per quello che sto per dirti. Ho sbagliato ad iniziare qualcosa tra noi... non sono innamorata di te.... e io... ho capito che quello che sto cercando adesso non è una semplice avventura". Harry quasi interruppe le sue parole, punto sul vivo dal suo discorso. "Doors, quello che voglio offrirti io non è qualcosa di momentaneo... tu mi piaci. Sul serio" sussurrò il ragazzo, stringendo delicato ma deciso le mani di lei. "Harry... non voglio ferirti.... ma c'è già un ragazzo a cui tengo. E voglio fare ciò che è giusto fare. Per tutti". Rimasero in silenzio qualche istante lungo come secoli, i rumori dell'esterno scomparsi all'inverosimile. Tra un respiro affannoso e l'altro, fu il prescelto a riprendere a parlare, con incredibile pazienza. "Credo... credo di non poter fare altro che dirti... se tu cambiassi idea.... mi piaci davvero tanto" il ragazzo sollevò i limpidi occhi verdi in quelli di lei, riuscendo perfino ad abbozzare un sorriso. Quando Doors si ritrovò di nuovo sola, mentre il ragazzo sopravvissuto e l'idea di un tranquillo futuro con lui svanivano in lontananza, sospirò di sollievo e di tristezza. Aveva scelto la verità, la verità dei propri sentimenti... Non era facile accettare una cosa del genere, non era facile accettare una strada burrascosa e solitaria, rifiutando la comodità di un posto caldo e sicuro quale Harry sarebbe stato per lei. Ma l'avrebbe veramente potuto amare, con quei terribili mostri del passato e del presente che si agitavano in lei? Avrebbe potuto veramente essere lui l'uomo che l'avrebbe capita e perdonata in tutto? Sapeva bene quali fossero le risposte e, così, si rialzò per tornare al coperto, decisa a mantenere vive le promesse fatte a se stessa. commenti
    domenica, 10 febbraio 2008 // Capitolo sessantanove
SilverSlytherin • 19:23 in : 69 sessantanovesimo La mattina dopo, Doors, cercava di smaltire la tristezza in un lungo isolamento prolungato, camminando sola come un fantasma per i corridoi deserti di Hogwarts. Tutti erano ancora a letto per smaltire la sbornia dei festeggiamenti, e molti avevano approfittato delle vacanze di Natale per tornare a casa almeno qualche giorno prima dell'evento rock che avrebbe concluso l'anno ad Hogwarts. Lei, invece, sonnambula, aveva dormito solo poche ore in dormiveglia, e si era infine alzata per andare a suonare come suo solito nei pressi del lago nero. La chitarra faceva risuonare vecchi accordi anni '80 dalle sue corde, in pezzi classici che Doors amava quanto le sue proprie composizioni. Le note rieccheggiavano nell'aria, e cerchi concentrici si agitavano sulle acque, forse per il vento, forse per le strane creature che le abitavano. Mentre suonava, stranamente, la voglia di solitudine diminuiva sempre di più, portandola a desiderare di avere accanto a se qualcuno che potesse ascoltarla senza pregiudizi. La ragazza tolse fuori dalla giacca di velluto la bacchetta, agitandola a mezz'aria poco convinta: uno sbuffo argenteo, prototipo mal riuscito di un patronus, si liberò da essa, per poi scomparire nel nulla. "Bell'affare..." boffonchiò, stringendo un pò più forte a se il manico della chitarra e riprovando. Un'argentea faina finalmente riuscì a prendere forma, andando al dormitorio Slytherin per svegliare il suo gemello. Doors non dovette aspettare molto prima che Alistair la raggiungesse fuori dalle mura del castello, in cappotto nero e la grande sciarpa coi colori della propria casata. "Ehi- l'apostrofò lui- Già sveglia? Fatta colazione?" "Nh - rispose lei poco convinta, rivolgendosi poi verso di lui ammiccante- Pensavo di farla a Londra". Il gemello scoppiò a ridere, divertito ed allo stesso tempo affatto sorpreso di quella folle uscita di Doors. "Avviso qualcuno e torno a..." "No, no- lo interruppe lei concitata- Andiamo di nascosto Ali! Sarà molto più divertente, come se questo fosse un periodo come tutti gli altri!" "Ma... nostra madre e nostro padre ci ucciderebbero Doors..." Alistair tentennava, facendo quasi spegnere il largo sorriso sul viso di lei. I suoi grandi occhi blu si riempivano di sussiego, e si ritrovò con pensieri precedentemente estranei. "Malfoy avrebbe accettato subito". "No, no, cosa diavolo sto pensando?!". "Va bene, andiamo" disse infine Alistair, tendendole la mano col suo più pacato e timido sorriso. Doors si alzò e lo abbracciò di impulso. "Ti voglio bene, fratello mio". La giornata trascorse piacevole e veloce, mangiarono dolci e leccornie prese dai fornai seduti a Covent Garden; andarono il pomeriggio a cavallo, incrociando con cenni del capo altri cavallerizzi composti nelle loro divise. Dopo cena al cinema, a guardare l'ennesimo film d'azione di serie B, le loro risate di gioia che per tutto il tempo facevano di sottofondo alle scene più ridicole e impossibili. La notte tornarono all'appartamento che il padre dei ragazzi aveva lasciato momentaneamente libero e, come quando erano piccoli, crearono un grande rifugio nel baldacchino, dove si sedettero insieme a bere una cioccolata calda. Alistair la guardava pieno di dolcezza, mentre lei si scioglieva i capelli e li pettinava in lunghe e morbide onde. Erano ben pochi i momenti in cui sua sorella appariva tranquilla ed indifesa, momenti a cui era stato forse l'unico ad assistere in tutti quegli anni. "Mh, che guardi?" disse lei, ridacchiando, e lanciandogli un cuscino. Alistair rise a sua volta, rispedendole il cuscino con un colpo di bacchetta. "Mi chiedevo come stessi..." iniziò lui, affatto esitante, ma con un briciolo di remore che lei potesse non confidarsi con lui. Lei fece un respiro profondo, riponendo la spazzola sul comodino e riprendendo in mano la tazza di cioccolata ancora bollente. "Credo di aver infilato un errore dopo l'altro nella mia vita Ali...." un piccolo broncio si dipinse sul suo bel volto delicato, ma gli occhi ancora accesi come se fosse già pronta per ricominciare. "Voglio dire, avrei dovuto seguire l'amore... avrei dovuto forse seguire Lucius... la mia coscienza si tormenta per ciò che ho fatto. Non ho scelto ne lui, ne me stessa... Ho lasciato che l'arrestassero e me lo portassero via..." "Doors, piccola... - Alistair le prese la mano- Cosa avresti potuto fare? Ormai era stato incastrato e deportato ad Azkaban... se anche avessi cercato di farlo evadere, saresti stata accusata di tradimento ed arrestata a tua volta. Lui... - si morse le labbra prima di parlare bene di uno degli uomini che maggiormente aveva odiato in vita sua- Ha provato odio per te, per la disperazione che tu l'avessi alfine tradito. Lui ti aveva scelta, Doors... così come aveva scelto di metterti al di sopra del suo onore nei confronti della propria moglie e figlio... eppure tu ti eri ai suoi occhi dimostrata come una traditrice della peggiore specie. Ai suoi occhi tu avevi finto amore, ingannandolo per causarne la caduta". "Ma come ha potuto credere una cosa del genere? Dopo il marchio... - Doors, con gli occhi pieni di lacrime si passò le mani sulla nuca- Dopo tutto ciò che abbiamo fatto insieme...". Alistair la abbracciò e lasciò che passassero i singhiozzi, prima di riprendere a parlare. "Azkaban ti porta via l'anima... io sono sicuro.. che non avrebbe mai cercato di farti del male se non fosse impazzito la dentro". "Forse hai ragione..." Dopo qualche ora, i due si coricarono sotto le pesanti coperte, spegnendo le luci. La mattina sarebbero ritornati ad Hogwarts per ultimare le prove della band e poi, finalmente, ci sarebbe stato il grande concerto di fine anno. "Ali...?" "Dimmi" "Io... credo di essermi innamorata di nuovo. E stavolta... non ho intenzione di perdere di nuovo la persona a cui tengo... Non voglio più sbagliare... voglio essere soltanto di quella persona". Alistair le strinse forte la mano, sorridendole nel buio della stanza. commenti
    martedì, 09 ottobre 2007 // Capitolo Sessantotto
SilverSlytherin • 21:01 in : 68 sessantottesimo I gemelli non avevano fatto che qualche passo che un coro gioioso di risate li richiamò: Harry, insieme alla squadra di Quidditch e la band della ragazza, avevano tenuto per loro due posti vicino e facevano ampi cenni con le braccia. Doors si avvicinò piano, aspettando che Alistair le lasciasse il posto più vicino ad Hermione, ma il fratello la spinse delicatamente vicino al ragazzo con la saetta in fronte, facendola sprofondare nell'imbarazzo. Non parlava molto, anzi, non parlava pressochè nulla ed era stranissimo per i suoi standard vederla così silenziosa. Alistair le accarezzava sporadicamente la mano, come a darle conforto e rassicurazione, ma la sicurezza di se cadde a capofitto nel notare, a solo cinque o sei posti di distanza, Draco Malfoy che la guardava con aria beffarda. Fu solo un istante, in cui i loro occhi si incrociarono nuovamente: calmi quelli di lui come i suoi potevano essere precipitosi. Le mancò l'aria, d'un colpo, come se non riuscisse più a respirare: e per nascondere l'asma buttò giù d'un fiato un bicchiere di vino rosso. Tossicchiò leggermente: aveva lo stomaco pesante e rivoltato, la schiena come curvata da un peso troppo grosso. Si era accorta che, per qualche strano motivo, gli occhi di Draco avevano iniziato a farle male, e non perchè ricordassero quelli di Lucius. Proprio perchè, al contrario, non erano più in alcun modo legati al suo amante. Si toccò dietro il collo, grattandosi il tatuaggio in rilievo sulla sua pelle candida, e Malfoy, come se lo avvertisse, le lanciò uno sguardo misto di preoccupazione e dolcezza. "Ehi, passa quello!" mormorò Doors a Serenase, buttando giù una bella sorsata di burrobirra corretta. A metà cena aveva bevuto e mischiato alcolici più di quanto potesse ricordare: a metà pinta di rossa aveva mandato giù anche due o tre caramelle contraffatte da Zabini, che avevano iniziato a farle vedere il mondo sfocato. Adesso, per fortuna, Draco non lo vedeva più. Era tutto frenetico, contorto, ma appagante come se qualcosa stesse riempendo il buco vuoto che aveva in mezzo al petto. Cantava, accennava passi di danza insieme a Ginny, sorrideva ammicando ad Harry che tentò più volte di condurla lontano dal cenone. Alla fine, Doors, stordita, si fece condurre appena fuori dalla Sala Grande: un miscuglio di sensazioni, di adrenalina, di frasi sussurrate. Erano entrambi ubriachi. Harry sopra di lei, contro il muro e poi distesi su uno di quei banchi, la freddezza al tatto del mattone. Ansimii, gemiti, la paura inesistente di essere scoperti. Sospiri, la distanza incredibile dall'atto, come vissuto da qualcun altro. La dolcezza di lui, che pure non placava la sua ira, la sua rabbia. Quando ebbero finito Doors lo lasciò semi addormentato su un giagiglio improvvisato dalle loro giacche, e immediatamente uscì dalla stanza, come ritornata cosciente. Piangeva. Silenziosamente, il viso bellissimo e sconvolto sepolto dalle stoffe preziose, il violino abbandonato ai suoi piedi fuori dalla custodia. Spirava una brezza gelida e innaturale, priva di rumori, che penetrava fin dentro le ossa. "Ti gelerai" Doors non fece neppure caso a quella voce, avrebbe voluto ignorare anche quella. Una morbidezza inaspettata la avvolse quando la voce fece cadere su di lei un pesante mantello di velluto. "Copriti" ordinò bruscamente Draco. Lei lasciò stare il marchio che tormentava con le unghie, avvolgendosi meglio con la coperta. "Codarda" la imbeccò, facendola diventare rossa per la stizza oltre che per il gelo. "Lasciami in pace!" gli sputò addosso lei le parole. "Sei più bella quando sei arrabbiata" Draco sembrava aver perso anch'esso ogni pudore. "Ho detto, lasciami in pace Malfoy! Esci dalla mia vita!- la ragazza si era alzata in piedi, facendo cadere a terra il mantello- Esci dalla mia testa, dai miei pensieri, dalle mie azioni... Non c'è posto per te!" Tremava ancora dalla rabbia, lacrime solcavano il suo volto. "Sei già libera. Io non ti sto facendo niente" rispose con calma flemmatica. Doors gli girò le spalle e corse a perdifiato verso il Castello. commenti (2)
    domenica, 07 ottobre 2007 // Capitolo sessantasette
SilverSlytherin • 21:16 in : 67 sessantasettesimo "Ragazzi non ci siamo" sibilò la voce di Alistair quando la rock band di Hogwarts aveva terminato uno dei loro pezzi. Come risultato, Doors iniziò a strepitare contro il fratello gemello- la voce ulteriormente amplificata dal microfono che ondeggiava sospeso davanti a lei; Christ fece spallucce; Serenase parve cadere in depressione e Zabini si precipitò a consolarlo con carezze più che amichevoli sulle spalle. "Che vuol dire che non ci siamo?!" la leader del gruppo pareva fuori di se dalla rabbia. Erano settimane che provavano tutti i giorni per almeno un paio d'ore, con picchi che toccavano le sei ore consecutive nei weekend. "Vuol dire- la voce del ragazzo era gelida e senza un briciolo di cortesia- Che queste canzoni non servirebbero affatto al loro scopo! Se speri di incantare così facilmente mezzo magistero beh... non faresti addormentare manco Gazza" Doors si lasciò cadere su un morbido divano zebrato, afferrando una bottiglia di wisky incendiario e versandosene un bicchierino. "Basta, ci rinuncio... mi sembra una pazzia voler usare la musica per... incantare i ministri... non potremmo semplicemente drogare i loro piatti?" parecchie voci soffocate si unirono sospirando alla sua richiesta. "No, è troppo rischioso. Inserire incantesimi nelle note invece... è un metodo molto sottile. Ci abbiamo messo ore a terminarli, dovete impegnarvi affinchè tutto sia perfetto". Alistair era inflessibile ogni qual volta si mettevano in ballo l'ordine e le missioni; appena avuta l'idea si era messo a modificare gli spartiti con Doors e Astrid finchè non avevano ultimato almeno una decina di brani. Così, l'ultimo dell'anno, ogni rappresentante dell'ordine al magistero avrebbe avuto una improvvisa ispirazione a cedere le loro parole d'ordine, parlare dei controincantesimi necessari o riferire casualmente la sequenza precisa delle stanze del reparto misteri. Il tutto, ovviamente, senza ricordare assolutamente niente il giorno successivo. "D'accordo, andiamo. Ancora una volta ragazzi!" esclamò Doors, rianimata dalla bevanda, mentre si sistemava sul palco con grazia felina. Una volta terminate le prove i ragazzi si salutarono con la promessa di ritrovarsi poche ore dopo al cenone di Natale: il tempo volava e mancava assai poco all'ultimo dell'anno. Doors scivolò nella sala comune di Grifondoro guardandosi intorno nervosamente per evitare incontri sgraditi: era dall'ultima missione dell'ordine che evitava di incontrare Harry Potter e di avere qualsiasi voglia contatto con lui, impresa estremamente difficile dacchè giocavano a Quidditch insieme e condividevano la stessa casata e lezioni. Vedeva come lui la guardava con desiderio e, sebbene ne provasse intimamente piacere, aveva deciso di non arrendersi agli impulsi del momento e aspettare una maggiore coscienza di se. Alistair sarebbe stato fiero di lei, se solo non avesse avuto quello spasmodico desiderio di vederla insieme al Prescelto che tanto l'avrebbe allontanata da spasimanti più sgradevoli, come lo stesso Lucius era stato. Evitato il pericolo maggiore, Doors di infilò nei bagni delle ragazze, perennemente occupati da ragazzine in piena crisi isterica per la mise da indossare la notte, e si concesse una lunga doccia ristoratrice. Quando scese nella Sala Grande i capelli lunghi fino a metà schiena odoravano di vaniglia, e lei indossava un tubino nero straordinariamente classico per i suoi canoni. "Sei bellissima" le sussurrò Alistair, in frac nero, porgendole in braccio per condurla nella grande tavolata centrale che, per pochissime volte l'anno, ospitava in ordine sparso tutti gli studenti di Hogwarts. commenti
    venerdì, 05 ottobre 2007 // Capitolo Sessantasei
SilverSlytherin • 18:48 in : 66 sessantaseiemo Riapparvero in un vicolo buio e stretto ingombro da cassonetti dell'immondizia; da lontano, come ovattati, provenivano i suoni del traffico cittadino. "Dove siamo?" domandò freddamente il ragazzo, che nonostante il nervoso appariva controllato come in ogni situazione. Evitava di fissare Doors negli occhi, avrebbe evitato perfino di guardarla di sfuggita se non fosse stato solo in sua compagnia. Lei gli rivolse un'occhiata di sbieco, inarcando un sopracciglio con un'espressione che avrebbe tanto donato a Blaise Zabini. "Siamo a Glasgow" rispose, uscendo dalla stradina per trovarsi catapultata in un via vai caotico di gente. "Ah. Bene. E si può sapere cosa ci facciamo qui?" domandò lui, irato. "Ogni tanto mi viene voglia di tornare a casa" rispose lei, girandosi per guardare se le stesse tenendo dietro. Draco, improvvisamente silenzioso, prese a seguirla: le strade proseguivano dritte avanti a loro, grandi e luminose, diradandosi sempre di più di passeggiatori. Doors girò a destra della via principale, inforcando una salita che li portò ad un grande edificio di pietra nera. Le vetrate ampie e luminose, tuttavia, facevano intuire che la costruzione non dovesse essere antica così come faceva intendere il materiale. La scala d'accesso era affollata di ragazzi dagli abiti pittoreschi ed originali, che si voltarono a guardarli. Uno di loro si illuminò il viso e, giunta da Doors, spalancò le braccia affinchè la ragazza vi si precipitasse dentro. Draco sentì uno strano fastidio nel vedere la scena, come se la trovasse decisamente di poco gusto. "Jack!- esclamò la ragazza, ridendo, mezzo soffocata dal maglione di lui- Alistair ti saluta tanto" "Siete ancora in quella scuola per matti, vero? E dire che avresti un grande talento per noi..." "Si, lo sai che... magari più avanti, ecco, dopo il diploma. Però posso darti una mano, se vuoi" "Certo, certo... la stanza è la solita, andiamo!" Dopo quelle confidenze bisbigliate tenendosi le mani, Doors finalmente parve ricordarsi del ragazzo serpeverde e con un cenno lo presentò all'amico. Draco, scrutandolo con occhi di ghiaccio, evitò di stringergli la mano, e rimase distante qualche passo mentre entravano all'interno della struttura per raggiungere una grande aula. La stanza era occupata da loro soltanto, la luce naturale permeava da finestre a tutta parete dilatandosi su file di tavoli da lavoro consunti. Un mucchio di disegni impilati, schizzi, libri fotografici, giacevano su uno di questi banchi, insieme ad un accozzaglia di cartoncini e pezzi di legno. Si sedettero con grandi risate, mentre Draco si poggiava addosso al vetro, scutandoli con sospetto. E, con grande sorpresa di lui, la ragazza tirò fuori la bacchetta e, in barba dello statuto internazionale di segretezza, prese a lavorare di magia di fronte al babbano. Sentì la collera montargli dentro, tanto che un'occhiata di rabbia al babbano bastò a farlo uscire dalla stanza con una misera scusa. "Sei forse impazzita?- sbottò Draco, tirando fuori la bacchetta- Non bastano quelli della tua band, no! adesso ci si mettono anche i babbani qualunque! tu sei pazza!". Doors nel mentre trasformava i pezzi di legno e cartone davanti a se, facendoli cangiare di forma e colore. Rimase zitta per qualche istante, poi gli porse un minuscolo modellino di sedia, uno degli oggetti più belli che lui avesse mai visto. "Ho visto tante cose che piacciono a te, stasera... ho pensato che non fosse giusto che tu di me non sapessi niente- aspettò che lui prendesse la sedia in mano, per continuare l'opera con altro materiale- Questo è quello che avessi fatto io se non avessi conosciuto il violino. Se non avessi la mia famiglia. Come vedi... sono meno coraggiosa di te... Draco". Il ragazzo sussultò. L'aveva chiamato per nome. Aveva bisbigliato quella parola, facendo sciogliere la erre lungo le sue labbra rosee, aveva accarezzato le vocali prima di esprimerle come suono. Draco. Il suo nome detto da lei aveva una musica meravigliosa. Si rigirò gli oggetti tra le mani, facendoli lievitare in aria con la bacchetta e continuando a giocarci man mano che lei li terminava. Si sedette finalmente fronte a lei, le lunghe gambe poggiate su uno sgabello e il gomito sul bracciolo della sedia mentre, con l'aria pensierosa, si accendeva una sigaretta che odorava di rose selvatiche. Iniziò un gioco silenzioso, in cui entrambi cominciavano a giocare con la bacchetta, e lo stesso Draco modificava i colori e i dettagli dei suoi lavoretti. Ogni tanto si guardavano sorpresi, scambiandosi un sorriso complice. "Doors" "Cosa?" "Se non ci fossero state... le nostre famiglie... Questo sarebbe potuto accadere ogni giorno". Draco terminò la frase in un sussurro, trovando poi la forza di allungare la sua mano verso quella di lei e accarezzarla con un'urgenza quasi brutale. E in quel momento, accadde: un vortice li tirò entrambi verso la tasca della ragazza, riscucchiandoli all'interno della passaporta attivata. Erano appena ritornati ad Hogwarts, e una sbigottita Professoressa Mc Granitt li scrutava insospettita dal loro delicato contatto delle mani. Entrambi si allontanarono bruscamente e, dopo il resoconto di routine, si divisero verso le rispettive camerate. Era più che sufficiente a ricordare loro che, dopotutto, le loro famiglie esistevano ancora, così come il passato peccaminoso di Doors. commenti
    mercoledì, 26 settembre 2007 // Capitolo Sessantacinque
SilverSlytherin • 11:41 in : 65 sessantacinquesimo L'ombra di Malfoy Mansion si stagliava di fronte a loro, in una prospettiva scorciata che rendeva la struttura in pietra lavica ancora più imponente. Una grande arcata trionfale posta al centro della facciata faceva accedere ad un grande cortile interno, di ghiaia immacolata, che un tempo accoglieva le numerose carrozze ai ricevimenti. Era passato molto tempo da quando la villa si era fatta bella per gli ospiti di riguardo, tuttavia manteneva una perfezione e un ordine oltre la norma. Doors continuava a camminare alle spalle del ragazzo, sul profilo della sua ombra, tenendo nervosamente in mano la bacchetta. Draco resistette alla tentazione di fermarsi a lungo per rimirare la casa dove aveva passato l'infanzia: si concesse solo un breve istante per ammirarne la fila lucida di finestre sormontate da pesanti architravi, poi si diresse verso un'entrata secondaria. "Aspetta qui" disse, mentre avanzava in un corridoio stretto e sottile, adorno di tappeto rosso. "Padron Draco" esclamò subito una riverente e minuta vocina: una vecchissima elfa domestica si accingeva ad inchinarsi al suo passaggio, tentendo le mani per prendergli il cappotto. "Tata - mormorò il ragazzo, a voce bassa ma udibile per Doors, che trattenne a stento un sorriso- Ho bisogno di avere assoluta libertà nella casa, voglio che tu e tutti gli altri restiate nelle cucine finchè starò qui". La voce del ragazzo non era perentoria come ci si sarebbe aspettata, pareva avere quasi un'inflessione di dolcezza nel rivolgersi alla vecchia elfa. "Certo, padrone" mormorò la piccola donnina, scomparendo con uno schiocco. Il ragazzo si girò verso di lei, per un attimo tendendole la mano per aiutarla a salire i gradini e ritirandola bruscamente subito dopo. "Vienti, entra. Adesso possiamo stare tranquilli che nessuno ti vedrà con me qui" "E'... gentile da parte tua.. grazie" mormorò Doors, mentre avanzavano nel corridoio. "Non crederai mica che lo faccia per te, spero... Vorrei evitare che la mia famiglia venisse a sapere tutto questo". Doors rimase in silenzio, mentre dal camminamento sboccavano in un atrio sfarzoso con scalinate dorate ad entrambi i lati. Salirono ai piani superiori, attraversando passaggi privi degli occhi indiscreti dei ritratti, finchè Draco non spalancò una porta e la richiuse dietro di se con un incantesimo. La camera del ragazzo aveva accumulato negli anni tutti i passaggi della sua crescita, come se un Draco bambino fosse ancora alla ricerca del suo pupazzo prediletto. "E'... camera tua questa?" "Si. Siediti pure dove vuoi" Lo stesso Draco, come sfinito dalla camminata o dell'emozione di essere a casa, si era seduto sull'enorme letto a baldacchino, osservando gli spaziosi ambienti che costituivano la sua camera. La sala comune di Grifondoro ci sarebbe stata dentro almeno tre volte...! "Preferisco curiosare" rispose la ragazza, con la solita non chalance, e iniziando a girare per la stanza. C'era, da un lato, tutta una grande collezione di bambolotti incrostati di gemme che la fissarono con curiosità. In un'arena medioevale, dei cavalieri a cavallo si sfidavano ancora nelle loro armature lustre. Perfino Doors aveva visto raramente dei giocattoli tanto belli e rifiniti della sua fortunata infanzia. In un angolo dimenticato una bambola di porcellana la vide e tese le braccia implorante, strappandole un sorriso. "Ho sempre desiderato una bambola del genere quand'ero piccola" sussurrò, prendendo il fagotto tra le braccia che iniziò a chiamarla mamma. "Puoi tenerla, se vuoi". Doors arrossì, affrettandosi a scuotere con veemenza la testa. In quel gesto, lo spillone che le reggeva i capelli scivolò a terra, liberando la chioma verdeggiante che si sparse per tutta la schiena. "Oh.." Doors ripose lo spillone della borsetta, mentre Draco continuava a guardarla con una strana espressione. La stanza continuava a riservarle infiniti tesori e balocchi, finchè non giunse nella parte più vera che le riservò le maggiori sorprese. Un'immensa libreria occupava un'intera parete: c'erano libri di ogni genere, libri occulti, e perfino libri babbani in edizioni antiche. Un ritratto ad olio di Draco coi suoi genitori capeggiava di fronte a lei, costringendola ad abbassare lo sguardo e ad incontrare un pianoforte lustro ingombro da un cumulo di spartiti. Doors si girò verso il ragazzo con lo sguardo pieno di meraviglia: Draco non si era mosso di un millimetro, ma la guardava con un sorriso sornione sulle labbra. "Tu suoni?" "Guarda che non hai il copyright su ogni strumento dell'universo..." rispose sarcastico. "Già... scusami" rispose la ragazza, nuovamente intimidita, per poi poggiare la bambola su una sedia e passare le dita sul piano. "E' accordato" disse Draco, dall'altra parte della stanza. "Pensare che non lo suono da anni..." Una scala risuonò tra le pareti della stanza, mentre le dita di lei percorrevano agilmente la tastiera. In quel momento Draco si alzò, continuando ad ignorarla anche se lei smise di suonare. Il ragazzo iniziò a mettere sottosopra una grande scrivania, alla ricerca probabilmente dell'oggetto che erano venuti a cercare. Doors approfittò dell'allontanamento di lui per sedersi sull'enorme letto matrimoniale, socchiudendo appena gli occhi nel poggiarsi sulla ricca trapunta ricamata. Un'aroma di fiori freschi permeava nella stanza, facendoci l'occhio sul comodino stava un piccolo vaso di fresie freschissime. "Se ti piacciono anche i fiori Malfoy, giuro, potrei rovinarti la reputazione ad Hogwarts" Lui non la degnò di uno sguardo, mentre continuava freneticamente la sua ricerca. "Potresti solo farmi un favore" La sua voce seccata le riportò alla memoria come quella mattina Draco fosse stato trattato alla stregua di un Mangiamorte, e non vide molta differenza di tutte le volte che in lei sua madre aveva sperato di scorgere lo stesso talento dei suoi fratelli e di se stessa. "Purtroppo non è facile... dimenticare la stirpe" mormorò. A quelle parole Draco si arrestò qualche istante, come a voler pronunciare un discorso, ma poi riprese la sua ricerca e non la interruppe finchè non riemerse con un piccolo pendente nella mano. Si sedette sul letto, stancamente, come se la presenza di una "mezzosangue" non lo turbasse ormai più di tanto. Lei rimase rigida, immobile, ascoltando ogni suo minimo movimento. Draco sospirò tristemente. "Non ho mai voluto accettare questo orologio da ...da mio padre. Diceva che tutti i primogeniti maschi l'hanno ereditato nella famiglia Malfoy ma io... beh- disse con un sorriso debole- non mi sono mai piaciute le cose date per scontato". La ragazza rimase ancora zitta, infine, rendendosi conto che dopo quel grande sforzo di conversazione lui si aspettava una risposa, decise di parlare. "Non è facile vivere con addosso... le tradizioni di famiglia". Un imbarazzante silenzio calò nella stanza. "Hai mai pensato se... se avresti ugualmente suonato il tuo violino se..." Doors scattò a sedere, girandosi verso di lui e trovandosi il viso di Draco a poca distanza. "Si. Si..avrei suonato ugualmente. Vedi, era... comunque la mia strada- rimase in silenzio, continuando a fissare quegli occhi argentei- Così come tu hai preso la tua, adesso". Rimasero in quella posizione, immobili, per tempo indefinitamente lungo: gli occhi blu e immensi di lei, riversati nelle fessure grigie del ragazzo. Poi, improvvisamente, un violento bussare alla porta li riscosse. "Signor Malfoy! Signorino!- squittì la voce dell'anziana elfa domestica. "S..si??" esclamò Draco, scostandosi immediatamente da Doors, come se la sua presenza solo la disonorasse. "Ci sono visite, Signorino! Un'ispezione del Ministero della Magia eh..." Draco aprì la porta di scatto, il volto ceruleo. "Noi andremo via, subito. Ricordati che sono mesi, Mesi!, che non mi vedi a casa!- e ad un cenno di timoroso assenso della vecchina, Draco aggiunse- "Arrivederci, Tata". Si girò poi verso Doors con l'aria smarrita: "Devo avere qualche vecchia scopa qua dentro" "Non servono- rispose lei, avvicinandosi e prendendolo delicatamente per il braccio- Rilassati, immagino avrai già fatto una smaterializzazione congiunta" Draco non ebbe il tempo di rispondere che tutto il mondo sembrò venir risucchiato da un piccolo buco nero, delle dimensioni esatte di un tubo di scolo. commenti
    martedì, 25 settembre 2007 // Capitolo Sessantaquattro
SilverSlytherin • 22:10 in : 64 sessantaquattresimo Doors attraversò a grandi falcate il pavimento in pietra della sala d'ingresso, il rumore dei tacchi attutito dai tappeti consunti. Non aveva toccato cibo, la sola idea la nauseava dall'ansia che aveva addosso, e aveva saltato a piè pari la Sala Grande. Indossava degli occhiali scuri che le coprivano gran parte del viso pallido e teneva i capelli acconciati in uno chignon sulla nuca. Un trench di velluto nero avvolgeva elegantemente la sua figura, per una volta impeccabilmente distinta. Draco girò lo sguardo e subito la vide: per un attimo gli parve che tutto l'universo si fosse fermato per voi mettersi a vorticare furiosamente, nel momento preciso in cui aveva avvertito l'odore talcato e di lei inconfondibile. Senza rivolgersi manco un segno impercettibile di riconoscimento avanzarono all'esterno della scuola, dove un drappello di persone era ugualmente pronto alla partenza. Silente in persona, anche se con discrezione, rivolgeva le ultime raccomandazioni: al momento del loro arrivo sguardi di palpabile disprezzo raggiunsero Draco. Per un attimo la ragazza non si accorse che l'astio per una volta tanto non era rivolto alla sua persona, cosa a cui era ormai abituata dopo anni e anni di discriminazioni, e rimase sorpresa a vedere come quasi tutti mostrassero un'aperta antipatia per il rampollo dei Malfoy. Lo stesso Silente gli rivolse poco più che un cenno d'assenso, come se la presenza di Draco in qualche modo lo mettesse in imbarazzo. Alistair lo fissava come se avesse desiderato vederlo scomparire all'istante, Harry Potter e il professor Astrid Black anche qualcosa di più crudele. "Buongiorno" pronunciò tuttavia Malfoy, incurante di tutto quell'odio. Astrid sollevò impercettibilmente il sopracciglio ben disegnato: "Credi forse che sia un'allegra scampagnata?" . "Professor Black... - lo interruppe istantaneamente il preside- Mettiamo da parte i rancori personali. Buona giornata a voi, ragazzi". Draco, alla frecciata maligna del fratellastro, era diventato rigido e stringeva il pugno chiuso nella tasca, gli occhi stretti in una smorfia d'ira. Piton, furibondo per come era stato trattato il suo pupillo, si era affrettato a strattonare Astrid lontano dal gruppo, che l'aveva seguito con non poca alterigia. "Che cosa combini, Astrid?" sussurrò gelido Severus, trattenendosi dall'urlare. "Che cosa ho fatto?! Niente!" sbottò Astrid, come un bambino capriccioso, tirando via una sigaretta da un astuccio d'argento e fumando nervosamente. L'uomo lo osservò con pazienza, prendendo poi la sigaretta dalle mani di lui e facendola evanescere con la bacchetta. "Non ti aiuterà di certo.. Astrid, voglio che mi guardi negli occhi. So quanto... lui - bofonchiò, rifiutandosi di pronunciare il nome dell'odiato Sirius- fosse importante per te, ma maltrattare Draco non ti servirà a niente. Quel ragazzo ha perso suo padre... possibile che tu non capisca cosa stia passando?" Astrid tenne gli occhi bassi, scosse le spalle con menefreghismo e borbottò qualcosa di incomprensibile. Quando tornarono dagli altri, tuttavia, era come se per il giovane professore il bersaglio preferito di dispetti fosse scomparso... iniziò palesemente ad ignorarlo. Doors non si era persa un frangente della situazione. "E infine, questa è la vostra passaporta. Avrete precisamente tre ore di tempo perchè vengano riattivate" disse loro Silente, consegnando ai due ragazzi una statuina di ceramica rabberciata. La ragazza si contrinse di ignorare gli sguardi di ansia e affettazione che sia Harry che Alistair le rivolgevano,e afferrando Malfoy per un braccio attivò la passaporta e sospirò di sollievo all'avvenuto passaggio spazio temporale. Atterrarono elegantemente su un'aiuola ben curata, circondata da piccole siepi. Un'antica villa di campagnia troneggiava a poche centinaia di metri da loro, con una massa imponente. "Casa..." mormorò il ragazzo e, facendole cenno di seguirlo, si diresse verso l'ingresso. commenti
    domenica, 16 settembre 2007 // Capitolo Sessantatre
SilverSlytherin • 21:40 in : 63 sessantatreesimo "Doors... Ehi Doors?" la voce pericolosamente alta di suo fratello si infilò tra le note che la ragazza ascoltava dalle cuffie. Leggermente infastidita se le strappò di dosso, fissandolo con aria interrogativa. "Non vedi che sto per comporre?" borbottò, prendendo in mano il violino ed iniziando ad accordarlo. Era l'esordio di un tranquillo sabato notte, si preannunciava una festa nella casata di Grifonodoro e la ragazza non aveva la minima intenzione di lasciarsi guastare la serata. "Doors, ci sono degli ordini da parte di Silente..." "Ah, fantastico. Se proprio voleva rovinarmi il weekend ci riesce anche solo col proprio nome..." la ragazza sputò un mezzo insulto tra le labbra colorate di rosso, sbattendo l'archetto per aria come se fosse un'arma. "Novità sull'ordine... non fare quella faccia su. Non sei contenta che finalmente inizieremo con qualcosa di meglio?- le chiese il fratello, versandosi nel mentre da bere un bicchiere di vino- Anche se immagino che non sarai contenta visto che, al solito, dovrai occuparti dei Malfoy". Un brivido scosse la mano del ragazzo, che versò una goccia di liquido scuro fuori dal vetro. "Ti ascolto" disse lei, leggermente più pallida e tirata. Nel mentre iniziò a suonare col violino un'elegante e mesta composizione, che rimbombava tra le pareti marmore della camera dei segreti. "Si tratta della Missione... stiamo iniziando le procedure per l'incantesimo di richiamo e la base è l'oggetto guida. Noi siamo apposto... considerando l'origine della nostra anima, una guida sarà sufficiente per due. E come oggetto, basterà la sua bacchetta. La mamma la conserva gelosamente nei suoi cassetti, ha già acconsentito". Doors parve per un attimo perdere interesse nei confronti dell'argomento Malfoy, e abbassò lo sguardo leggermente triste. "Sai, penso che mi farà una certa impressione rivederlo... avrei tante domande da fargli, perchè ha tradito i nostri genitori, la famiglia...- si interruppe un attimo, per poi riprendere a suonare- Mi ricordo quando da piccoli ci insegnava le magie più elementari. Sembrava davvero.. una persona gentile" Alistair le si sedette accanto, anch'egli taciturno. Poi, quasi ignorando l'argomento, riprese a parlare della missione. "Silente vuole che tu... scorti Draco fino a Malfoy Mansion. Ha bisogno di cercare qualcosa che lo leghi a... al padre - continuò, dato il silenzio glaciale di lei- Ha aggiunto che devi assicurarti che non ci siano tracce di te, da nessuna parte. In effetti, dio solo sa cosa potrebbe accadere se Narcissa dovesse in qualche modo sospettare di te". La ragazza lo guardò sollevando un sopracciglio in modo ironico: "Basterebbe la mia presenza domani a insospettirla". "Non c'è, mi sono informato immediatamente. E' in Svezia per sistemare dei conti nelle loro miniere d'argento". La ragazza annuì, il volto ancora tirato, per poi alzarsi. "Ora, lasciamo sola per cortesia... Ho bisogno di suonare". Mentre i passi del ragazzo abbandonavano la sala prove, una musica agitata e confusa riempiva la sala deliziando i gargoyle di pietra dormienti. Era tardi quando la ragazza fece ritorno nella sala Comune di Gryffindor; la risalita dalla stanza dei segreti era stata quasi impervia; nel sabato notte di Hogwarts erano più che numerose le fastidiose presenze che si aggiravano per le scale. Le ronde di caposcuola ed insegnanti erano raddoppiate, e lei non aveva la minima intenzione di farsi beccare da qualche pivello e dovergli somministare un bell'incantesimo di memoria. Scocciata dalla richiesta dell'ordine aveva indetto all'ultimo momento delle prove della band, e aveva passato metà della notte a scolarsi una bottiglia di firewhisky corretta con vodka di bubotubero, abbracciata a Zabini e Serenase. "Ehi, tu!- indicò sgraziatamente Blaise, poco prima di separarsi dagli amici- Di a Malfoy... ore dieci al lago.." Tutti troppo ubriachi per fare commenti, acconsentirono ciecamente, per poi allontanarsi in tutt'altra direzione. Doors evitò un paio di prefetti di Corvonero, e arrivò finalmente a destinazione. Entrò barcollante nella sala Comune, in leggera penombra, e parlottando nella lingua natia caracollò su una gonfia poltrona di velluto. Il sonno l'avrebbe colta subito di sorpresa, se una voce gentile non l'avesse interpellata. "Doors...?" domandò dolcemente Harry, mentre finiva di ripulire la sala reduce dalla festa. "Harry... cosa ci fai qui?" biascicò la ragazza, stropicciandosi gli occhi. "E' anche la mia sala comune, questa" il ragazzo sorrise, spostandosi la frangia dagli occhi e mettendo in mostra, per un attimo, la cicatrice. "Intendevo, cosa ci fai qui a quest'ora? E' proprio tardi sai...muoio di sonno". "Perchè non vai a letto allora?" Il ragazzo le si avvicinò, l'espressione paziente turbata per qualche attimo dalla visione delle lunghe gambe di lei, fasciate dalle calze a rete rosa shocking. "Sono troppo stanca" "Ti ci porto io, allora". Prima che Doors potesse protestare, Harry la sollevò di pesò, stringendola forte in petto. La ragazza iniziò a lamentarsi, agitandosi debolmente tra le sue braccia: quella leggera resistenza ebbe l'effetto di sollecitare la sua attrazione per lei; ne sentiva la morbidezza della pelle e le forme del sedere e del seno, mentre si muoveva. "Alhoomora" mormorò il ragazzo, indirizzando la bacchetta verso le proprie scarpe. Subito si librò in aria, evitando di far scattare l'allarme del dormitorio femminile. Una volta di fronte alla camera delle ragazze, eliminò l'incantesimo e depose la ragazza a terra, non resistendo ad avvicinare il proprio viso a quello di lei. Doors arrossì, ma si sporse anch'essa per ricambiare il bacio. Harry assoporò le sue labbra gonfie e arrossate, in un bacio che sapeva di vino e di sonno. "Buonanotte Doors". commenti
    domenica, 09 settembre 2007 // Capitolo Sessantadue
SilverSlytherin • 21:53 in : 62 sessantaduesimo La stessa notte, Draco Malfoy camminava lungo i corridoi dell'ala Ovest di Hogwarts, la giacca poggiata di traverso sulla spalla e lo sguardo affilato. Non ero solo: accanto a lui Pansy Parkinson svolgeva il suo lavoro da prefetto, leziosa come al solito nelle sue chiacchiere superficiali. Draco cercava di non pensare a niente: la ronda notturna, prima del confortante dormitorio slytherin, aveva su di lui uno strano effetto rilassante e non aveva intenzione di farsi sciroccare con le stupidaggini incoerenti che la serpentella andava blaterando. Eppure il destino aveva evidentemente altri progetti: la figura scattante di Doors che batteva bolidi con un'energia guerriera continuava a rimbalzarle nella mente, e mentre cercava di fare di tutto per non pensarci ecco che il suono del violino riusciva a penetrare dalle mura. "Dovrebbe smettere di far suonare quella pazza a tarda notte!" esclamò la Parkinson, trovando per una volta tutta la comprensione di Malfoy, mentre spalancava una stanza della torre da cui proveniva l'evidente fonte di rumore. "Non è tollerato un tale baccano..." esordì Pansy esibendo la lustra spilla da prefetto, ma la voce le morì in gola. Nella stanza, recentemente rimodernata per la permanenza di Edward Squarcialupi, il nuovo professore di pozioni suonava intrattenendo Asdrid Black e Severus Piton, rapiti nella musica celestiale. Di fronte all'ira glaciale di Piton e lo sbigottimento del violinista, il più rapido ad aprir bocca fu Asdrid, facendo sfoggio di tutta la sua misoginia. "Pare che tu abbia bisogno di un aggiornamento... non solo questa sala è adibita a tutte le voglie del professor Squarcialupi, ma oltretutto il tuo caschetto è tremendamente demodè...". Piccola stupida, aggiunse mentalmente, squadrando la ragazzina e il fratellastro Malfoy che impallidiva alle sue spalle. "Due in uno" pensò Draco, affrettandosi nelle scuse pur di togliersi di torno il padre dei suoi incubi e quel damerino del professor Black. La ronda proseguì nel silenzio più totale, fino a che non fecero di ritorno al caro e confortevole sotterraneo di Salazar Serpeverde. Erano appena entrati nella sala comune che, sostando sul ciglio delle scale, Draco sbattè contro una figura nero vestita. "Ma porco griffyndor, guardare chi scende no eh?!" sbottò il ragazzo, scostandosi di dosso la persona che l'aveva urtato e solo in quell'istante guardandola in faccia. La sorpresa di incontrare quegli astiosi occhi azzurri, ben simili a quelli di un'altra persona, fu accompagnata dal gridolino acuto della Parkinson: "Professoressa Deepgray!". Quegli occhi inquisitori tanto identici a quelli della sua dannata figlioletta Griffyndor...! "Venti punti in meno Signor Malfoy - sentenziò, con gelida soddisfazione- Per non aver ancora imparato a cedere il passo alle signore". E scomparve dalle scale, lasciandolo basito e con le guance leggermente imporporate dall'imbarazzo. Nonostante l'accadimento e lo sgradevole volume della voce di Pansy, che sarebbe riuscita a richiamare l'attenzione di Salazar in persona, l'intera sala comune faceva come se niente fosse avvenuto. Alcuni ragazzini dei primi anni giocavano con le loro gobbiglie, altri ultimavano i compiti e le coppiette si davano da fare più o meno discretamente negli angoli bui. A Draco bastò uno sguardo per capire che la maggioranza del dormitorio Slytherin era a rifugiarsi in ben altre tane, quasi altrettanto umide. Sospirò qualche istante, ed appena il pensiero che sicuramente sarebbe stato l'ultimo posto in cui trovare lei l'ebbe sfiorato, andrò a vestirsi accuratamente per la serata. Certo, Zabini aveva cambiato stile di vita, pensava Draco camminando a lunghe falcate lungo un cupo corridoio polveroso... in un certo senso era diventato più sobrio dacchè stava con quel Kripto. Adesso, anzichè abusare di sostanze stupefacienti, si limitiva a spacciarle. E, per amore del rapporto di coppia, aveva ben pensato di espandere le sue attività anche al Casato Ravenclaw... non sia mai voler offendere il suo amato batterista con qualche strana idea di razzismo. Una volta mormorato un controincantesimo, la Camera dei Segreti, nonchè sala prove ufficiale degli Squarcialupi&friends, si spalancò a lui con tutti i suoi tesori. Una sorta di coppieri greci, una coppia di ragazzini del primo anno leggermente abbigliati, si apprestarono a prendergli in custodia mantello e soprabito, per poi fargli strada direttamente nel cuore della festa. Ogni Venerdì notte difatti, a disposizione degli anni settimo e ottavo, la camera dei segreti veniva aperta per offrire un ricco assaggio delle famose droghe di Blaise, che dal canto suo raddoppiava fama e affari. Zabini, preso dalla sua nuova carriera di musicista, intratteneva alcuni degli ospiti suonando il basso, mentre Serenase gli faceva eco. I morbidi divani zebrati erano occupati dagli studenti in totale libertà, mentre bevevano pozioni dalle dubbie proprietà e un fumo inebriante soffiava dalle loro sigarette. Draco intravide un caposcuola Ravenclaw chiacchierare con Ron - Wezel - Weasly e, nonostante la gelida occhiata fra loro, era chiaro che per le regole di Zabini nessuno sarebbe mai andato al di la di uno sguardo di reciproco disprezzo. "Draco, che piacere!" esordì Blaise, lasciando lo strumento ad un altro ragazzo e avvicinandosi all'amico. "Bhe, che ne dici?- e senza sentire risposta gli piazzò in mano un calice istoriato- Tranquillo, sembra innocuo succo di zucca. Ovviamente è trasfigurato.. ma Serenase questo non lo sa!" Malfoy gli sorrise in tralice, bevendo d'un fiato la sostanza. Immediatamente un senso di vacuità e leggerezza gli pervase le membra, mentre Zabini e Serenase lo trascinavo nel prive' permeato da una fortissima quanto martellante musica elettropunk. Li dentro si scatenava l'Inferno. Tra la leggera nebbia traslucida ragazze e ragazzi di ogni dormitorio si agitavano privi di inibizione, osservando la sala Draco intravide Ginny Weasly ballare su un cubo insieme alla cercatrice di Tassorosso, alcune Ravenclaw che ballavano mezzo nude attorno al loro prefetto... Senza pensarci si buttò nella folla, scatenando subito giochi di sguardi con le ballerine in pista. Senza ballare, muovendosi anzi appena al ritmo forsennato, continuò a conversare con Blaise... godendosi il clamore suscitato dalla propria presenza. Non dovette aspettare molto. Due ragazze dell'ultimo anno, che riconobbe come Tania McLaw di Grifondoro e Serenella Chester di Tassorosso, gli si avvicinarono ammiccando e porgendogli un drink edulcorato. Draco, divertito, afferrò il bicchiere con una mano, traendo una delle due ragazze a se con l'altro braccio. la musica continuava a pulsare, inarrestabile, entrandogli in circolo insieme al liquido ambrato che gli era stato offerto. Iniziarono a ballare dolcemente, lui tra le due ragazze, lusingato dalla leggera inibizione della Grifondoro, che mai avrebbe osato tanto alla vera Hogwarts. Fu quello, oltre che la luminosità dei capelli biondi di Tania, a fargli propendere per lei. Iniziò a farle scivolare la mano sui fianchi, e quando lei ritrasse lo sguardo arrossendo le sollevò il viso guardandola con aria lasciva. "Vuoi baciarmi?" Lei sussurrò appena, per poi poggiare le morbide labbra su quelle di lui, che le assaggiò con dolcezza. Ignorando tutto il resto, la musica, la sala, la gente, Blaise, la tassorosso, Malfoy prese con se la ragazza senza più guardarla negli occhi e la portò in un angolo della sala. Era ubriaco, e con violenza le strappò la camicetta rivelando l'intimo rosa chiaro e i piccoli seni delicati. Spostò anche il reggiseno, affondando la mano esangue nei suoi fianchi, e lasciando a nudo i capezzoli già turgidi. La ragazza ansimava sotto i suoi baci, afferrandosi al suo collo e non più tanto intimidita dalla loro differenza di casata, incurante anche della sua evidente nudità. Draco, nell'incoscienza del piacere, afferrò la bacchetta che teneva nella cinta, per puntarla sulla fluente chioma di lei. "Tricos" mormorò, e sorrise al vedere quei capelli tingersi di una fonda sfumatura di verde bosco. Ora si. "Girati" le ordinò, bruscamente. "Cos..." Draco non aspettò altro, la afferrò per le braccia e la sbattè al muro, dove una volta che l'ebbe tenuta ferma provvide a farle scivolare le mutandine fino alla caviglia. Eccitato alla vista di quei capelli verdi come il mare, non si preoccupò nemmeno di essere dolce: la prese con violenza, così come faceva nei suoi sogni più segreti, e la sentì agitare sotto di se. "Sta buona... mi piaci..." mormorò, baciandola nell'incavo della spalla, e infilando le dita tra le sue coscie per darle piacere. La ragazza iniziò a gemere, a sua volta soddisfatta dalla forza con cui Draco le faceva violenza. Quando il piacere era ormai al limite del dolore, Draco afferrò la ragazza per i fianchi, spingendo sempre più a fondo, finchè, con un gemito di cruda soddisfazione, venne dentro di lei, bagnandola del suo seme. Rimase ad ansimare contro di lei, riprendendosi dallo sforzo, e prima che potesse vederlo, tolse l'incantesimo. La lucidità lo colse in quell'istante, vedendo i capelli tornare biondissimi e il viso spaventato della ragazza sotto di lui. "Sto diventando pazzo" pensò, e si staccò da lei per abbandonare la festa. commenti
    domenica, 09 settembre 2007 // Capitolo Sessantuno
SilverSlytherin • 19:48 in : 60 sessantunesimo In piedi nella semioscurità del tramonto, Doors rivolse la melodia del suo violino verso il cielo, intonandola alla perfezione con la brezza gelida di inizio Dicembre. Frammiste a composizioni improvvisate, rieccheggiavano spesso le note delle canzoni che avrebbero proposto come repertorio dell'ultimo dell'anno. In quei momenti il volto della ragazza appariva marmoreo, concentrata all'idea di un'esibizione che era, più che quello di mago, il suo vero mestiere. Il lungo mantello rosso foderato di pelliccia lambiva il prato da uno dei rami a cui era stato appeso alla meglio, e il famiglio di Doors, Fiordisangue, giocava ad acchiappare la stoffa rigirandosi su se stesso. D'un tratto la Griffyndor tese l'orecchio: da una parte del Castello, probabilmente una delle torri alte di Rawenclaw, al suono del suo violino rispondeva quello altrettanto dolce di Edward. La ragazza sorrise, continuando per qualche tempo quel duetto a distanza, eppure così incredibilmente perfetto nei tempi e nelle note. Infine, più pensierosa che stanca, si sedette sulla riva del lago, tenendosi in grembo il gatto dal pelo bianco. Insicura in tutto ciò che era diventata la sua vita, cercò di darle un senso e, mentre pensava, si scostò dalla nuca i capelli verdissimi. Questi, ormai lunghi, le arrivavano alle scapole, in sfilacciati ciuffi verde chiarissimo. Il marchio, cicatrice sempre bruciante, le fece male solo a passarvi sopra le dita con delicatezza. Sicuramente appariva sbiadito, bianco, come se fosse un marchio troppo vecchio per prestargli solo attenzione. Nonostante fosse presa dalle proprie riflessioni la ragazza udì in lontananza l'avvicinarsi di passi sulla coltre erbosa, e venne mano alla bacchetta. "lumos" sussurrò, spandendo lungo l'albero piangente piccole sfere luccicanti. "E' già Natale e non me ne sono accorto, Sorella?" mormorò Alistair, appoggiando la mano elegante sulla corteccia e rivolgendole uno sguardo malinconico. "Non avrei alcun regalo per te, se così fosse" rispose lei, girandogli il viso un pò brusca. La conversazione non sarebbe andata da nessuna parte se il gemello, dando come al solito prova di immensa pazienza, non avesse mediato. "Doors... scusami per prima. Ho agito senza riflettere" La ragazza si voltò, incredibilmente bella con quell'espressione triste e rassegnata: "Hai riflettuto fin troppo secondo me. Alistair - proruppe, alzandosi in piedi e sorpassandolo in altezza di qualche centimetro- Sai che ti amo. Lo sai, non puoi dubitarne. Sei parte di me, in fondo... sei Me. Come io sono dentro di te, in ogno istante, anche nella separazione, anche nei litigi". Alistair deglutì, stringendo impercettibilmente le mani. "Eppure non puoi vivere incatenato a me, ne pretendere che io faccia lo stesso" "Non è così!" la interruppe lui, subito frenato da un gesto di Doors, pacato eppure irremovibile. "Lasciami terminare. Pensavo avessi accettato la mia femminilità... il mio amare oltre quello che siamo, in modo individuale. Sai bene quanto amo... quanto amassi lui... sai che in quei momenti non ero noi, ero semplicemente Doors. Ero una sola persona. Quando ti deciderai a fare altrettanto?" Per lunghi e intensi minuti i due gemelli si guardarono negli occhi, mentre Alistair tentava di schiarirsi la mente e darle una risposta. Era arrivato da lei con tutt'altre intenzioni, pensava di concederle il permesso di vedere Harry, di ricordarle che lui sarebbe stato sempre accanto a lei per vegliarla... eppure adesso si trovava con le spalle al muro, mentre stringeva un tronco vecchio e nodoso, torto come i suoi stessi pensieri. Sospirò a lungo, intravvedendo la verità e il sincero candore in Doors. Tese la mano per afferrare quella di lei, che subito gliela strinse, avvicinandosi ancora un poco e nullificando le distanze. "Hai ragione.... - mormorò, chinando il capo e gli occhi, lo slytherin - Mi perdoni?" "Certo fratello mio" rispose la ragazza e, semplicemente, lo abbracciò. commenti
    mercoledì, 11 aprile 2007 // Capitolo 60 Sessantesimo
FiammaViola • 21:03 in : 60 sessantesimo
Per quanto fosse in compagnia, Draco non aveva molta voglia di parlare. Sbirciava ogni tanto Zabini al suo fianco, ma quello era totalmente assorto nello stendersi uno strato rinforzante di smalto –il suo interesse per il Quidditch era paragonabile a quello di Hermione Granger- e capì che poteva contemplare i giocatori senza disperdersi in stupidi commenti. Eppure, ancora non si placava.. continuava a rodersi e tormentarsi. Sarebbe stato più facile se tra tutti quei giocatori non ci fosse stata lei… lei con le sue lunghe gambe e i capelli verdi sparsi sulle spalle, lei col fisico scattante e l’agilità di un puma… la osservava volare, e faceva un’impressione ancora maggiore guardarla sfrecciare dal basso in mille figure. “Potrebbe essere un cercatore migliore di Potty… anche di me, immagino…” “Ti piace eh?” mormorò a bassa voce Blaise, facendo sussultare l’amico. “Chi..cosa?!..” “Guardarli giocare” rispose l’altro cautamente, con un brillio divertito negli occhi mentre lo guardava sottecchi. “Ah si..certo. E’ indispensabile conoscere la squadra avversaria per avere la vittoria… dannati Gryffindor!”. Draco si strofinò il naso, arrossito insieme al resto del viso e tentò di affondare il discorso nel silenzio. “Quindi non siamo qui per guardare una certa giocatrice… una certa Doors Squarcialupi…” Nuovo sobbalzo. Draco rivolse all’amico un’occhiata torva che aveva in se una forte malinconia, poi scosse le spalle. “So già come vola lei… è indubbio che la prenderanno in squadra. Non posso chiuderla fuori dal mio mondo ad Hogwarts, solo perché ad entrambi piace il Quidditch”. “Senti... Draco… non posso negare di essere preoccupato. Non sei più lo stesso… niente ragazze, niente scherzi ai Griffyndor o ai primini… non c’è più gusto a stare a Serpeverde così… finiremo per perdere la faccia!- e vedendo che ancora l’altro non accennava a parlare, proseguì- E’ colpa di Doors? Che sei così giù, intendo?”. Malfoy sbottò all’improvviso, con uno sguardo talmente gelido da ritornare un Serpeverde a tutti gli effetti: “No, Blaise, mi ha solo fatto uccidere mio padre,cosa vuoi che sia..!”. Zabini lo guardò interdetto, il bel volto abbronzato pieno di stupore. “Scusa…- mormorò Draco, vedendo la sua espressione- Hai ragione, so che sei solo preoccupato. Spero che mi passi…io… non so cosa pensare io stesso, capisci? La coscienza mi tormentava all’inizio, per il gesto che avevo fatto… sai che non riuscivo a dormire. Ma… - arrossì vistosamente- Dopo Londra le cose sono cambiate. Sono riuscito a sentire più vicino Alistair Squarcialupi di mia madre…capisci? E lei… Doors… le sue parole mi colpiscono ogni volta più a fondo. C’è qualcosa in quello che lei è… di talmente forte… splendente…” Si interruppe, il fiato corto da quanto aveva parlato e il viso imperlato di minuscole goccioline di sudore. I giocatori di Grifondoro scendevano in quel momento dal campo, lanciandosi giocose grida di richiamo. “Andiamo” disse asciutto Draco, alzandosi di colpo, come per non farsi notare dagli altri studenti. Zabini non disse niente, si limitò ad annuire, ma silenziosamente avvicinò la propria mano a quella del ragazzo, stringendola delicatamente. commenti
    lunedì, 02 aprile 2007 // Capitolo 59 – Cinquantanovesimo
FiammaViola • 21:34 in : 59 cinquantanovesimo
“Perché non mi hai detto niente?!”; un rumore secco seguì al rimprovero, il cui tono e volume facevano senza dubbio trasparire rabbia e dispetto; qualcuno aveva sbattuto la mano contro un tavolo. “Senti, non è…” rispose flebilmente una voce di donna. “Non è come penso?! Vi ho visti sai!”. Seguì un altro schiocco, più forte quella volta, e una serie di passi affrettati anticiparono l’uscita di Alistair dalla porta. Poco dopo fu Doors ad uscire, massaggiandosi ancora la guancia schiaffeggiata. Lo sguardo basso, triste, tuttavia consapevole che il fratello aveva avuto ragione nel prendersela con lei. Cercando di dimenticarsi del fatto andò di filato nella torre dei Grifondoro a reperire la propria scopa, facendo sloggiare il suo gatto Fiordisangue che si era accoccolato sopra il manico; subito dopo si diresse verso il campo di Quidditch. La giornata per fortuna prometteva bene, il sole non era abbagliante e spirava una brezza leggerissima, fenomenale da cavalcare con la scopa. Arrivò al prato che già tutti gli aspiranti dovevano essere arrivati, a giudicare dalla quantità di gente che si muoveva nell’erba, assiepati come tante piccole e fastidiose formichine. Al passaggio delle sue lunghe gambe ben poco coperte, tuttavia, si aprì un varco e la ragazza arrivò dritta al nuovo capitano, Harry, che la guardò non privo di malizia. La ragazza indossava una polo a righe bianche e viola, e dei pantaloncini da ciclista ornati da un corto gonnellino bianco; il viso era rosato per l’aria fresca e lo sguardo le brillava. Ron diede una gomitata all’amico, così che quello si riscosse e preso ad urlare ordini al campo. “Due squadre! Iniziate in ordine alfabetico… tu e tu, con me… Si anche tu Doors – indicò lui, ignorando palesemente la S con cui iniziava il cognome di lei- Quando vi dirò di uscire dal campo vuol dire che vi avremo visionati abbastanza. Si Colin, vorrà dire che avrete fatto degli errori”. Dopo infinita pazienza le scope decollarono, Doors si teneva perfettamente in equilibrio esibendo la sua mazza da battitore, la gonna che svolazzava delicatamente sopra le sue cosce. Non erano arrivati nemmeno a prendere quota che un bolide le sfrecciò vicinissimo “Ehi!” gridò, rispedendolo dritto in faccia al battitore avversario. “Fanson, sostituito!” urlò a sua volta Harry. Una ragazzetta che aveva avuto l’ardire di proporsi come nuova cercatrice andò a sbattere contrò Ron nel disperato tentativo di segnare un punto e venne eliminata quasi simultaneamente. Chi invece dava loro filo da torcere era un ragazzino minuto che lanciava bolidi micidiali, tanto che perfino Doors venne quasi messa in difficoltà. All’arrivo di Ginny Weasley come cacciatrice tuttavia il punteggio iniziava a delinearsi, ed ancora Doors era in squadra senza un solo errore all’attivo. Dagli spalti Alistair e Serenase guardavano la scena: il primo tristemente avvilito, il secondo palesemente disinteressato. Capelli blu teneva un auricolare nell’orecchio e batteva il ritmo col piede, scrutando ogni tanto l’amico. “Vuoi?” mormorò, allungandogli l’altra cuffia. Alistair la spostò infastidito, come se si fosse trattato di una mosca, e si accese una sigaretta. Un profumo acre si sprigionò nell’aria. “Nh…” bofonchiò, sputando il fumo dalle narici. “Nh cosa?” lo incoraggiò gentilmente Serenase, finendola di tenere il tempo. “Che ne pensi di Potter?” domandò a bruciapelo, stringendosi il viso tra le mani. Il ragazzo impallidì, e gli mise comprensivo una mano sul ginocchio. “Beh… beh Alistair… è parecchio ambito, sai? Anche Clem diceva che volentieri se lo sarebbe… beh, comunque… se proprio ci stai male troveremo il modo! Dopo Astrid non sarà difficile…” “Ma cosa dici?!” esclamò il serpeverde, ridacchiando. Rimasero in silenzio qualche attimo, capelli blu interdetto prese a giocherellare con la bacchetta, rigirandosela tra le dita. “Credo che lui e Doors… si, ecco… sembra che ci sia qualcosa”. “Ahhhhhhhh!- esclamò Serenase, mollandogli una pacca sulla schiena e mandandolo quasi a sbattere contro le poltroncine davanti- E allora? Ti sembra strano per Doors? Voglio dire… che sarà mai… è un bravo ragazzo Harry…” In quel momento Zabini entrò nello stadio; per un attimo fissò il fidanzato, poi rassegnato seguì l’alta figura bionda che accompagnava. “Piuttosto, io non vorrei metterti una pulce nell’orecchio- e Serenase dicendolo indicò con la bacchetta il nuovo arrivato- Ma ho notato uno strano interesse… tutto questo movimento intorno a Malfoy…” “Quella fottuta gita a Londra” rincarò Alistair con astio, fissando Draco che aveva preso posto dall’altra parte dello stadio. “Dopotutto Potter è un bravo ragazzo” concluse Alistair e rasserenato spense la cicca sotto il tacco delle scarpe. commenti
    mercoledì, 28 marzo 2007 // Capitolo 58 Cinquantottesimo
FiammaViola • 21:29 in : 58 cinquantottesimo
Tutti quanti con un orribile ed insistente odore di pozione bruciata – Neville aveva lasciato sobbollire eccessivamente il proprio composto- i Grifondoro e i Serpeverde si diressero nella Sala Grande. Una Doors che fino a poco tempo prima rideva e scherzava allegramente col proprio fratello si fece immediatamente seria, stringendosi accoratamente a lui: “Ehm, pranziamo insieme oggi?”. Gli occhi erano due lucciconi imploranti, sempre splendenti di un blu infinito. “Certo” annuì Alistair, scortandola al tavolo Serpeverde. Bastò un’occhiata traversa di Malfoy per farle cambiare idea. I capelli di Draco ricadevano lunghi fin sotto la spalla, incorniciando morbidamente i suoi nobili lineamenti. All’avvicinarsi della ragazza lui sollevò leggermente il sopracciglio, come a porle un interrogativo irrisolto. “Eh… no Ali, non da te… non ce la faccio, ti prego…” balbettò, facendo dietrofront e conducendolo verso la tavolata Grifondoro. Erano appena giunti ad un angolo solitario e quasi inesplorato del tavolo, che Hermione fece giosamente cenno ai gemelli di avvicinarsi. Fantastico…pensò Doors, illuminata dall’ispirazione improvvisa di raggiungere Serenase dai Corvonero. Ma era troppo tardi ormai… “Ciao ragazzi” salutò Alistair, osteggiato con gli sguardi da parecchi Gryffindor che ancora non avevano avuto l’onore di conoscerlo. “Ragazzi, non credo sia il caso che io ed Ali pranziamo qui… con voi, ecco…” Ron, stupito, rispose alzando il tono di voce: “Non vuoi sederti con noi, Doors? Non mi dirai che preferisci quel cumulo di…ehm…cioè- riprese con uno sguardo di scusa verso il ragazzo- coi Serpeverde”. Doors esasperata si chinò verso di lui: “Non hai visto come guardano mio fratello?”. Hermione a sua volta alzò gli occhi al cielo, esasperata dalla lentezza che a volte poteva avere Ron. Fu Harry a smuovere la situazione, arrivando all’improvviso alle spalle dei gemelli e facendo perdere l’equilibrio ad entrambi con una manata sulla spalla: si ritrovarono ambedue seduti, con Harry tra loro prima che potessero anche solo dire bah. “Beh è deciso” sentenziò Hermione, allungando sotto la tavola un calcio di ammonizione a pel di carota finchè non dicesse nulla. Ad Alistair non sfuggì che il pallore originale della sorella si era tramutato in un gradevole rosa acceso e che Harry “Il prescelto” Potter sembrava non riuscire a toglierle gli occhi di dosso. Anzi, se la mangiava proprio con gli occhi. Hermione, perspicace, guardava sottecchi la scena rimandando spesso lo sguardo ad un’incredula e probabilmente nervosissima Ginny Weasley. “Già e questa cosa di aver i genitori in aula posso assicurarti che non è piacevole – discorreva Alistair amabilmente con Hermione, senza togliere per un attimo lo sguardo dalla gemella- Preferivo decisamente Piton”. “Io NO!- esclamò Ron con grande entusiasmo, il solo a non essersi accorto della pericolosa situazione- Tuo padre è… è fantastico cristo! L’ho già detto a Doors… sono perfino riuscito a non sbagliare niente per una volta…” “Questo è perché ti ho interrotta prima che versassi le lacrime di sirena…” mormorò la Grifondoro. “Doors, stai bene?- sussurrò Harry all’improvviso chinandosi verso di lei- Sei tutta rossa, che carina…” Il ragazzo aveva allungato una mano e adesso le carezzava dolcemente la guancia: Doors impietrita rimase immobile, sentendo il fratello irrigidirsi al proprio fianco e le occhiate stupefatte di tutta la Sala. Se avesse potuto voltarsi a controllare, Doors era convinta se possibile che tutto il tavolo dei Professori stesse guardando molto intensamente la scena. E difatti, la situazione si fece allarmante quando una Grifondoro del quinto anno si avvicinò imbarazzata dietro di loro, timidamente chiamando Harry con un colpetto sulla spalla. “EhmscusaSilentemihadettodidartiquesta” proruppe in un fiato, e consegnatali una pergamena lilla scomparve quasi istantaneamente. “Ah, vuole vedermi- disse lui, avendo letto la missiva- Adesso. Strano!”. Hermione lo guardò come se non ci fosse potuto essere un intervento più adatto: era l’unica con un po’ di sale in zucca ad essersi accorta che Alistair sembrava sul punto si saltargli addosso. “Tutto ok?” domandò Doors appena Harry si fu allontanato uscendo dalla Sala Grande. Usava la loro lingua natia, per cui nessuno poteva comprenderli. Bastava in ogni modo la reazione stizzita di lui, che dopo breve si allontanò del tutto dal tavolo. “Ti sembra che sia ok? Ti pare? Che cosa cazzo significa questa storia?!”. La gemella però non lo seguì, sembrava troppo stupita dalla situazione per pensare anche solo di reagire… Il resto del pranzo passò velocemente e Ron fu il primo ad alzarsi, con un brillio di felicità nello sguardo. “Ehi Doors, ricordati le selezioni della squadra… a stasera!” e volò via, prima che la ragazza potesse in qualche modo disdire l’impegno. “Quidditch!” esclamò Hermione con sdegno e, per la seconda volta, rivolse gli occhi al cielo. commenti
    martedì, 27 marzo 2007 // Capitolo 57 Cinquantasettesimo
FiammaViola • 19:41 in : 57 cinquantasettesimo
All’ora buca tra erbologia e pozioni, i due gemelli Squarcialupi sostavano in mezzo al prato col resto della band: la mattina i ravenclawn erano liberi, perciò anche Serenase aveva potuto raggiungere Zabini, Doors e Christ, il tastierista più silenzioso del mondo pensò Alistair, scostandosi indietro i capelli e sollevando un sopracciglio verde chiaro al massimo della sua perplessità. “E così il manager ci ha trovato un incarico” ridacchiò Zabini, strappando una margherita rosa dal terreno per consegnarla romanticamente a Serenase. Il bassista della band, gli “Antisilente” come una volta Doors aveva suggerito dopo una dose troppo forte di wisky incendiario, aveva un colorito meno pallido del solito: l’evidente influenza di Serenase l’aveva fatto smettere con le droghe troppo pesanti, diversamente da quando frequentava Malfoy e company. Il pensiero di Malfoy frecciò velocemente nella testa di Doors, che si concentrò più intensamente su quanto il fratello stava comunicando. Ma era totalmente inutile… continuava a fare tutto meno che dargli ascolto: si rassettava la gonna vaporosa, poi si risistemava i capelli ed infine tossiva convulsamente avvistando in lontananza il terzetto di Harry Potter. Alistair continuò tuttavia il suo discorso: “E’ per rallegrare l’ultimo dell’anno…. Visto il successo del Ballo del Ceppo si è pensato di replicare. E visto che c’è la band, perché non sfruttarla?”. “E l’idea… sarebbe di Silente?” ribatté prontamente Serenase, seguito da un mugugno leggermente più forte del solito di Christ. “Beh… non dovreste saperlo…. Ma tanto Blaise verrà informato da Malfoy e… Christ dubito proprio che tu ne parleresti con qualcuno… Doors, che dici? Ehi Doors? – Alistair rinunciò a chiamare la sorella, che tracciava in aria spirali di fumo verde, di una precisa tonalità di verde a dire il vero- Insomma… quella notte molti di noi… faranno una gita fuori porta al Ministero”. Serenase, l’unico non ancora al corrente dei piani dell’Ordine, ebbe un moto di sorpresa. “Non sarà pericoloso, vero? – sporse la mano per accarezzare la gamba di Doors, che si volse a guardarlo- Vero, Musa?” La ragazza sorrise dolcemente, rispondendo alle moine del batterista e facendosi finalmente presente. “No, che dici… non andiamo mica nella tana di Voldemort – pronunciò quel nome soavemente, provocando brividi di orrore nei presenti- Ma a salvare Sirius Black. E poi c’è Silente, Severus… anche Remus e…- interruppe la sfilza di nomi ignoti ai più- Insomma, poi tutti quelli del Ministero saranno ad Hogwarts ubriachi marci no?”. Alistair si espresse con un sorrisetto enigmatico. “Già… e noi li a fare i burattini di Silente…” borbottò Christ, a voce appena udibile. “Ehi!- esclamò Blaise- Cazzo Christ, questo si che è un nome! I burattini di Silente”. Il gruppo scoppiò a ridere, mentre il tastierista senz’anima riprendeva a borbottare e si alzava per incamminarsi verso l’aula di pozioni. commenti
    domenica, 25 marzo 2007 // Capitolo 56 Cinquantaseiesimo
FiammaViola • 15:29 in : 56 cinquantaseiesimo Era tardo pomeriggio, mancava qualche ora alla cena, e nella sala comune di Grifondoro Doors guardava malinconicamente gli arazzi appesi alle pareti, spessi e ruvidi tappeti multicolori. Ne seguiva col dito i tracciati e poi li lasciava svanire, sottili disegni nell’aria. Era in ansia. Per l’ennesima volta Silente l’aveva esclusa, chiamando tutti i membri dell’ordine eccetto lei… perfino Astrid era stato chiamato, per quanto fosse nelle grazie del vecchio preside quasi quanto lei. Sospettava il perché. Era stata Minerva Mc Granitt a lasciarselo sfuggire… Minerva, quella vecchia zitella, la guardava come se lei fosse stata una mangiamorte tra le più sudicie… quasi peggio di Bellatrix… se la gente avesse un po’ meno avversione per il sesso le cose andrebbero per il verso giusto magari… penso tra se e se in un susseguirsi di pensieri sconnessi. Fortunatamente era sola nella sala comune, cosa che capitava di raro… aveva dovuto stregare alcune poltrone e il tavolino da gobbiglie per concedersi tutta quella pace. Poi, improvvisamente, il silenzio venne bruscamente interrotto da una porta che sbatteva ed Harry si precipitò dentro per una volta senza il solito duetto di amici. Doors trattenne un sorriso, avendo una vaga idea di cosa fossero impegnati a fare Ron ed Hermione, dato che lei le aveva chiesto un consiglio per un luogo particolarmente “privato”. Harry si fermò di botto vendendola, appollaiata sullo sgabello più scomodo della stanza ed in precario equilibrio, le lunghe gambe fasciate di rete posate sul davanzale della finestra. “Ah Doors” mormorò, come ricordandosi improvvisamente i legami di quella stessa ragazza con l’ordine. “Ciao Harry” rispose lei, trattenendo l’impazienza e la curiosità… quel ragazzo stava già male di suo senza che lei lo bombardasse di domande. Il ragazzo, o il “prescelto” come spesso veniva chiamato, si avvicinò a lei sedendosi su un altro sgabello dalla fodera scucita. “Tutto ok?” le chiese, provando inutilmente a sistemarsi i capelli disordinati. Gli ricadevano disordinatamente in un ciuffo laterale, che rendeva ancora più intensi i suoi occhi verdi. La cicatrice seminascosta segnava una linea bianca sulla sua fronte e attirava l’attenzione, anche se Doors provava a non guardarla eccessivamente. “Si sai… l’ordine si è appena riunito, come al solito senza la sottoscritta… mio fratello e i miei genitori compresi… come dire, ti da una certa soddisfazione personale, non trovi?” Harry allungò il braccio e le posò la mano sulla spalla; a quel contatto lei scrutò nei suoi occhi e vide balenarvi qualcosa.. forse rabbia, forse urgenza di sfogarsi. Conosceva bene quello sguardo, Doors. “Forse è stato un bene per te, non venire… quel lurido bugiardo è riuscito ad introdursi nell’ordine.. non so come Silente…” “Se ti riferisci a Draco – disse la ragazza, accavallando le gambe e facendosi più vicina- credo che le motivazioni siano quasi valide…” Harry la guardò sorpresa. “Sei bene informata anche se non partecipi alle riunioni” “Vedi, quello dei Malfoy… è un compito… che mi tocca molto da vicino. Draco ha chiesto proprio ad Alistair come poter aiutare Silente… come puoi dubitare della sua fedeltà dopo che ha ucciso il suo stesso padre?” Il ragazzo ondeggiò sulla sedia, cambiando posizione, indeciso se rivolgerle o meno domande più private. “Ma come… insomma, so che non è il massimo parlare di queste cose e non rispondere se non vuoi… ma tu c’eri, e… non ho ancora capito come sia potuto succedere” bisbigliò Harry, scostandosi ancora una volta i capelli dal viso. Un’orda di ragazzini si precipitò nella sala comune, probabilmente dopo una lezione di cura delle creature magiche pensò Doors a giudicare da quanto erano scompigliati, e la ragazza si alzò lanciando un controincantesimo verso una poltrona che stava ingoiando una ragazzina dai capelli color paglia. “Mh, ti risponderò volentieri Harry… sei uno dei pochi in grado di capire… ma credo dovremmo andare in un posto più appartato”. Harry, da perfetto gentiluomo, la precedette poggiandole una mano sopra la schiena per guidarla verso la propria stanza… la voglia di stregare le scale del dormitorio femminile era troppo poca. Doors rivolse al ragazzo un sorriso lusingato da quel contatto, e con un pizzico di malizia spostò la mano di lui leggermente più in basso, tenendogliela ferma. Il ragazzo arrossì, ma parve compiaciuto delle attenzioni di lei e quando arrivò nella sua stanza si premurò di riordinare con un colpo di bacchetta. Si sedettero sul letto, rimanendo in penombra, e lei iniziò un lungo discorso. “Non so se sia il caso di dirtelo Harry, ma credo che ormai… ora che lui se n’è andato.. non ci sia più nessun segreto da mantenere. Io sono stata l’amante di Lucius Malfoy… no, aspetta fammi parlare… è stato gentile con me. Più gentile di tutti gli altri che…ho dovuto conoscere, per l’ordine”. Di fronte alla verità Harry sbiancò, prendendole la mano in un altro contatto. “Mi stai dicendo che Silente ti…?” “Silente mi usa come una puttana- e aggiunse, di fronte al viso sconvolto di lui- Ma è anche una mia scelta Harry… non sono brava come mio fratello, e questo è l’unico modo che ho per rendermi utile… non sai quante informazioni si ottengono in questo modo… sono stata più utile di moltissimi altri” concluse. “E’ disgustoso Doors…- arrossì per un attimo, chiamandola per nome, o forse per quello che stava per aggiungere- Tu sei… sei così bella…. E in gamba… non dovresti permettere a nessuno di trattarti così”. Alla fine della sua diatriba Harry deglutì, totalmente rosso in viso. Era palese che non fosse abituato a trattare con le ragazze. “Ehi Harry… grazie…- mormorò lei, accarezzandogli la guancia con la mano- Ma ho avuto fortuna dopotutto… ho incontrato lui”. “Ma ha cercato di ucciderti!!” esclamò, arrabbiato. “Si… ma…io.. l’avevo tradito Harry. Lui è venuto a sapere… delle altre… storie che dovevo intrattenere… ed è andato su tutte le furie. Ha fatto delle ricerche su di me, e prima di… venire incarcerato ha scoperto chi ero, e per chi lavoravo. Ma ci sono delle cose che ho fatto, che lui non sa… - disse, a discolpa propria e dell’uomo che aveva amato- Non ho mai riferito le cose più schiaccianti contro di lui… non avevo il coraggio di tradirlo del tutto. E al suo processo, io non ho testimoniato”. In quel momento gli occhi di lei erano diventati lucidi, e una lacrima le scese rigandole il viso pallido, quasi cianotico. “Era normale che lui, vedi… che lui fosse deluso da me… dopo essere stato ad Azkaban, rinchiuso… so quali metodi orribili usa il ministero per tenerli rinchiusi… deve essere impazzito! Mi ha visto e.. non si è trattenuto. Avevamo un legame, un sigillo che aveva posto su di me… e Draco… Draco… lo sapeva eppure l’ha rotto.. sapeva che avevo scelto di morire per suo padre… e mi ha salvata…” Si girò verso il ragazzo, improvvisamente accaldata dalla presenza del corpo di lui contro il proprio… Harry le posò un braccio attorno alla vita nel momento in cui si girò a guardarlo. “Non piangere Doors…” mormorò il ragazzo, facendosi sempre più vicina… tanto che lei sentiva la pressione di lui sulla sua coscia. Ma lei continuava a piangere, inarrestabile, mormorando parole sconnesse, finchè lui non l’avvinse stretta in un abbraccio. Solo allora Doors parve calmarsi, il petto che si congedava dai lunghi singhiozzi sconquassati. “Oddio- mormorò con la voce arrochita dalle lacrime- non ci avrai capito un accidente…” Ma Harry sorrise, accarezzandole la curva ben modellata della schiena. “Ho capito qualcos’altro però…” Erano vicinissimi, i loro occhi di specchiavano in due verdi differenti eppure analoghi…. Quello di lei limpido e impetuoso, quelli di lui scuri e riflessivi. Harry –oddio il prescelto sta per baciarmi non potè fare a meno di pensare Doors in un decimo di secondo- avvicinò lentamente il proprio viso a quello della ragazza, di modo tale che lei potesse allontanarsi se lo desiderava. Ma negli occhi pieni di lacrime di lei c’era tanta confusione che quel calore avrebbe solo potuto confortarla; e non si ritrasse. Il ragazzo le mandò via le lacrime dalle guance, e pos&o |