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è una fan fiction con ambientazione ad Hogwarts, ma senza tanti peli sulla lingua...



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utente anonimo in Capitolo Sessantotto

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  venerdì, 04 novembre 2005 //
SilverSlytherin • 20:25
in : 39 trentanovesimo


Un vecchio orologio sbeccato nella Sala Comune dei Grifondoro battè le sette, e Harry sollevò lo sguardo sorpreso. Era li da molto, intento a sfogliare uno spesso volume di fotografie pieno di ricordi a lui ignoti, ma tanto cari. Fissava il fuoco un po’ soprappensiero, e non si accorse della figura silenziosa di Doors, che gli giunse accanto facendolo spaventare. La guardò un po’ assente, notando la bellezza di quei lineamenti nordici appena sciupati dal malessere.

La ragazza sorrise, vedendolo un po’ sulle sue come capitava di rado, e si frugò nelle tasche alla ricerca di un dolce. “Tieni- gli porse un voluminoso pacchetto dorato- i miei fans ne sarebbero contenti” sogghignò, ravvivandosi l’ampia gonna viola. Harry accettò il regalo e addentò un cioccolato alla menta, osservando i soliti vestiti strampalati della rockstar. “Come va? Te ne vai già in giro appena dimessa?”.

“E che ti pretendi? Non posso certo rinunciare al gruppo…! E poi stanotte… mh, lasciamo stare”

Harry si sporse sulla sedia, guardandola incuriosita. “Stanotte cosa?”

“Silente- disse lei in un sussurro- Mi ha affibbiato una punizione. Con Malfoy”. Storse il naso, cercando di rimanere indifferente, ma in realtà bruciava dentro.

“Uh, buona fortuna.- disse indugiando, per poi sbilanciarsi in una domanda che si portava appresso da molto- Ma… c’è qualcosa tra voi due? Sembra che ti odi anche più di me”

Lei sorrise, ma in modo amaro, e i suoi occhi non nascosero un velo di tristezza. “Sono segreti dell’ordine. Anche per te, e per lui spero… ma a volte non è necessario parlare. Sono cose che si avvertono a pelle” affermò la ragazza, e concluse il discorso congedandosi con un bacio forse troppo vicine alle labbra di lui.

Lo salutò con baldanza prima di uscire dal ritratto, e scomparì dalla torre dei Grifondoro, persa nei vicoli.

 

Appena rimasta sola, pensieri tumultuosi la avvolsero come nebbia, facendole quasi perdere l’orientamento. Alistair, stagliato contro il nero in un baluginio cangiante, la riportò sulla strada maestra. Il fratello osservò preoccupato le guance scavate di lei, e la tenne saldamente mentre passeggiavano per i corridoi raramente frequentanti del terzo piano. Le torce si accendevano al loro passaggio come in un sogno babbano, e Doors si divertiva a correre come per farle impazzire, saltando con agilità e trascinandolo dietro alle sue follie. Ridevano. Eppure c’era una sensazione nell’aria, sin da quel momento… e guardandola sentiva una forte nostalgia, oppressione quasi. D’impulso l’abbracciò, stretta a se, i loro cuori agitati dalla corsa.

“Non cambiare mai” un sussurro, parole sprecate nei suoi capelli di fiamma verde. E il suo tenero sorriso di risposta.

“Ora andiamo” disse poi, staccandosi brusco ma con dolcezza nello sguardo. E presale la mano pallida la portò fino alle stanze di Astrid.




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